Chi ha figli lo sa! Inizia l’estate ed inizia il tormentone: dove li mettiamo i ragazzi?
A maggio inizia il “click day” per le iscrizioni ai campi estivi.
È una corsa a cui io arrivo regolarmente ultima: mi dimentico e mi collego giorni dopo; oppure, mi ricordo ma mi connetto dopo due minuti dall’apertura delle iscrizioni ed è già tardi e finisco irrimediabilmente in lista d’attesa.
Quando sono fortunata e riesco ad iscrivere i miei figli a qualche campo estivo, ci pensa il mio piccolo a farmi pentire amaramente della scelta.
Perché riguardo a dopo scuola, colonie, campeggi, oratori etc. ci sono tre categorie di figli:
I figli che fanno qualsiasi cosa, anzi sono loro a chiedere di essere iscritti, perché si divertono;
i figli che detestano questo essere sballottati di qua e di là ma abbozzano perché sanno di non avere scelta;
e poi c’è Francesco. Francesco si annoia per principio e non vuole partecipare a nessuna attività perché pensa di essere abbandonato, scaricato, ignorato da me; rivendica la sua esistenza di figlio e ci tiene a rimarcarmela ogni tre per due.
A Francesco non importa che lavoro dodici ore al giorno, che è piccolo per stare solo a casa, che ha bisogno di socializzare con i suoi coetanei, che esistono fior fiore di studi che dimostrano che i ragazzi dovrebbero fare 6 ore di sport alla settimana (oltre alle famose 5 porzioni di frutta e verdura di tutti i colori 😁).
Francesco agisce piano piano, con estrema furbizia facendo leva sul mio senso di colpa. Saliamo in macchina, partiamo ma appena imbocco l’ultima rotatoria… un colpo di tosse, un sospiro, “non mi sento tanto bene…” e finisce che completo tutto il giro della rotatoria e torno sui miei passi; “va bene Francesco oggi resti a casa, ma niente video games o televisione”.
Ebbene sì, Francesco resiste a qualsiasi privazione digitale, pur di poter restare al sicuro, tra le mura domestiche.
Io amo stare con i miei figli, non li voglio parcheggiare, vorrei solo che si divertissero all’aria aperta e vivessero mille avventure con i loro coetanei.
Fatta questa doverosa premessa quale madre non ha però almeno una volta tirato un sospiro di sollievo, quando riesce a fare partire i propri ragazzi per due o tre giorni? Due o tre giorni di libertà e di silenzio, non si chiede di più.
Oggi, per esempio, i miei figli sono partiti per alcuni giorni in montagna con i fratelli più grandi ed i cugini. Ho trascorso i giorni precedenti alla partenza fantasticando con loro su tutte le avventure che avrebbero vissuto nei boschi; ho fatto loro le valigie, li ho riempiti di raccomandazioni, ho ragionato su quanto fosse importante questa tappa per la loro crescita… ma lo confesso, arrivata al punto di incontro ho scaricato velocemente i bagagli e poi sono ripartita, dissolvendomi all’orizzonte quasi istantaneamente; non per celare la commozione da separazione ma per paura che qualcuno cambiasse idea! Non si sa mai!
Mi sono guardata nello specchietto retrovisore ed ho sorriso: “questa volta Francesco ho vinto io”!

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