13 novembre: Giornata mondiale della Gentilezza

In un mondo scosso dai conflitti, l’unico desiderio che ho per me e per i miei figli è la Pace.

La Pace nel mondo, si intende; ma mi accontenterei anche di una Pace familiare.

Va bene, limitiamoci ad una Pace interiore.

Che poi non è così assurdo: il grande è lo specchio di quanto c’è nel piccolo.

Ci sono tensioni ovunque; la gente è polemica, aggressiva, arrogante; non ha rispetto per sé stessa, figuriamoci per il prossimo.

È necessario intervenire, fare qualcosa. Il punto di partenza siamo noi stessi. Se non curiamo noi stessi non possiamo curare gli altri.

Praticate gentilezza a casaccio ed atti di gentilezza privi di senso. (Anne Herbert)

La gentilezza può generare gentilezza tanto quanto la violenza genera violenza.

In un dialogo interiore incessante, la mia vocina continua a scuotermi.

“Fa’ la tua parte! La gentilezza, l’armonia sono vibrazioni contagiose!”

“Fa’ la tua parte coltivando la tua armonia interiore; porta la stessa armonia nel tuo linguaggio misurando le parole; sorridi sempre con chiunque; aiuta chi ha bisogno; sii disponibile!

Cedi il passo nella coda al supermercato, fai una telefonata a chi è solo e non senti da tempo; porta la spesa a chi è ammalato a casa; regala sorrisi e parole gentili agli sconosciuti.

Come un sasso lanciato nel lago, la gentilezza emana onde che si diffondono nell’ambiente; vibrazioni di energia che si irradiano ovunque, generando armonia ed empatia.

Ma soprattutto ridi, ridi e ridi ancora.

Ti vedo quando ridi, sei contagiosa!

Perché hai smesso di farlo?

Ridi, sorridi sempre, sii gentile! Sempre!

Fa’ la tua parte!”

È più facile a dirsi che a farsi! Siamo sinceri!

Le sollecitazioni durante la giornata sono tante, ed io non sono Siddharta.

A volte esplodo, rompo l’equilibrio, e poi torno a quietarmi.

A reagire si sbaglia sempre.

Il problema non è essere gentili, sorridere, aiutare, senza aspettarsi nulla in cambio; solo per il piacere di dare e di fare del bene. Questo è il compito più facile.

Il rapporto con le persone non sempre è così facile, per cui non è sufficiente solo essere gentili. Aiuta, ma non basta; è necessario equilibrio ed un continuo lavoro interiore. Basterà la vita intera?

La gente spesso diventa aggressiva se viene contraddetta o se ottiene una risposta diversa da quella che si aspetta; e spesso chi è gentile e mite viene scambiato per debole, un tapettino sgualcito da sgualcire ancora di più.

Il fatto è che siamo immersi nel relativo ma ragioniamo in termini assoluti e l’avere ragione diventa un bisogno primario, quasi come respirare.

Ma insiste Dyer:

Se devi scegliere tra avere ragione o essere gentile, scegli sempre di essere gentile (Wyne Dyer)

Intanto a me non resta che fare la mia parte, un passo al volta.

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