Ni una mujer menos, ni una muerta mas (Susana Chavez)
L’ennesima donna picchiata ed uccisa per mano di un uomo scuote le coscienze.
Di fronte a questi eventi c’è bisogno di capire, perché tutti vorremmo che non accadesse più.
Questa volta almeno, nessuno potrà commentare che Giulia se l’è cercata, che Giulia ha provocato.
I segnali di qualcosa di morboso c’erano; ma come possiamo noi, gente comune, a riconoscere questi segnali?
La criminologa Roberta Bruzzone, ha commentato, prima ancora di sapere del tragico epilogo, che si vedeva che Filippo aveva le caratteristiche del narcisista; altri psicologi, tra cui Crepet, commentano che non si diventa lupi dalla mattina alla sera e che i segnali c’erano e dovevano essere visti.
Con il “senno di poi sono piene le fosse”.
“Però Filippo era un bravo ragazzo, un figlio d’oro”.
Per fortuna è un bravo ragazzo! Pensa se non lo fosse stato!
Forse la verità è che non dobbiamo temere tanto il lupo, quanto il lupo travestito da agnello!
Ma come possiamo noi donne riconoscere i segnali della violenza o della pazzia; come possiamo riconoscerli prima di essere così invischiate da non poterne più uscire da sole?
E noi genitori? Come possiamo proteggere le nostre figlie dai questi “bravi ragazzi”; come possiamo educare i nostri figli ad essere degli Uomini e non dei potenziali assassini, stalker, stupratori.
Il papà di Giulia dice in un intervista, “come padre mi faccio delle domande, ma oramai è tardi”.
Anche la famiglia di Filippo ora si starà facendo delle domande.
Per tante donne, per tante famiglie oramai è tardi.
Ma per noi non è tardi! Cosa possiamo fare noi?
Oltre a questi casi eclatanti da prima pagina, la nostra società è piena di casi di violenza domestica dove la moglie, la madre o la figlia sono talmente succubi che non sono in grado di denunciare; non sono in grado di fare le valigie e di andarsene di casa.
C’è chi sa e vorrebbe aiutare ma è completamente impotente.
C’è chi si gira dall’altra parte perché finché non tocca qualcuno della propria famiglia il problema non esiste.
Ma la violenza di genere ci coinvolge tutti, ci deve coinvolgere tutti.
Come si fa a prevenire?
Solo facendo cultura, solo insegnando, solo dando esempio, solo facendo tanto rumore.
Giulia purtroppo non sarà l’ultima, se tutti noi non facciamo la nostra parte.
Se la maggior parte degli uxoricidi vengono dipinti come dei bravi ragazzi, forse è da rivedere il concetto di bravo ragazzo.
Forse dobbiamo smetterla di crescere i nostri figli come dovessero essere dei vincenti in qualsiasi campo: insegniamo loro a perdere.
Smettiamo di metterli su piedistallo, come se fossero i migliori: iniziamo a considerarli semplicemente normali.
Chi è un bravo ragazzo? Uno che va a scuola? che rispetta i genitori? non si droga? che fa tanto sport? Magari è figlio di “gente onesta”? gran lavoratori?
Questo dovrebbe essere il “minimo sindacale” per ciascun cittadino, degno di essere considerato tale.
Non siamo in grado di effettuare un profilo psicologico approfondito di ogni persona che incontriamo, ma possiamo sicuramente osservare attentamente il loro comportamento, il loro carattere e il rispetto che mostrano verso gli altri e verso ogni essere vivente.
Dobbiamo essere più consapevoli delle persone che vogliamo avere accanto, senza accontentarci e senza compromessi.
Nel 2018 in Francia, grazie alla vicesindaca di PArici Helene Bidard, è stato istituito il “violentometro”; nello stesso anno anche l’istituto Politecnico Nacional del Messico, ha proposto un strumento simile per misurare la violenza sulle donne.
Si tratta di uno strumento che serve a sensibilizzare e a prendere consapevolezza, in grado di riconoscere segnali di una relazione, se non violenta, almeno tossica.
Il “violentometro” riporta attraverso una gradazione colorata una trentina di comportamenti che potrebbe avere il partner:
dal giallo (“ti fa battute pesanti e offensive”), all’arancione (“umiliandoti in pubblico”), in via crescente fino al rosso (“ha comportamento manesco”), per poi giungere al viola scuro (“potrebbe ucciderti”).

Ora non tutti quelli che sono in “area gialla”, che mentono, umiliano o fanno battute pesanti devono per forza un giorno essere dei violentatori o degli assassini; ma sono delle azioni che già dovrebbero metterci in allarme, perché ci portano ad una relazione non sana, ma altamente tossica.
Ci sono uomini di ottima famiglia, sportivi, amanti degli animali e con lavori importanti ma che, purtroppo, mostrano un comportamento verbalmente aggressivo.
Pubblicamente sminuiscono la propria compagna, così come il suo lavoro, perchè questo è meno remunerato o considerato meno importante.
Nonostante ciò, a causa del loro status sociale, del loro comportamento conformista o dell’educazione che hanno ricevuto, vengono considerati “brave persone” e si permette loro qualche scivolone.
“E’ possessivo e geloso perché è innamorato”: quindi anche la gelosia ed il possesso vengono viste come delle qualità e non come segni di squilibrio ed insicurezza.
L’aggressività, anche solo verbale o la possessività sono comportamenti inaccettabili, indipendentemente dallo status di una persona.
Tale atteggiamento non dovrebbe essere giustificato o tollerato.
Credo che siano proprio da rivedere, nell’educazione, quali sono i parametri da definirsi corretti; vanno rivisti i valori e le priorità.
Insegniamo alle nostre figlie a non accontentarsi, che non è vero che al “cuore non si comanda”, che c’è sempre una via di uscita, e che la porta di casa è sempre aperta per trovare comprensione e rifugio.
Insegniamo ai nostri figli a rispettare, a brillare di luce propria, senza dover schiacciare o sminuire la persona che sta loro accanto.
Insegniamo il valore della vita; insegniamo che qualsiasi persona ha un valore solo per il fatto che esiste, e per questo va rispettata.
Insegniamo che l’amore non imprigiona ma libera.
Se abbiamo amiche che vivono relazione tossiche tendiamo loro la mano, indichiamo le vie di fuga.
Noi per prime smettiamola di giustificare atteggiamenti che non sono giustificabili.

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