Apologia del divano

Il divano è il centro della casa!

Anzi, date retta a me: scegliete il divano e poi costruite la casa attorno ad esso.

Gli architetti vi diranno che ci deve essere una proporzione tra la grandezza della stanza e quella del divano.

Non date loro retta: il divano deve essere grande, imponente.

Talmente grande da ospitare tutta una famiglia abbracciata sul divano a guardare un film.

Grande abbastanza per accogliere tutti gli amici durante le partita, o semplicemente per chiacchierare fino a notte tarda sorseggiando del buon vino.

Se sei sola, il divano deve essere comunque grande, perché non ci sarà luogo migliore dove rifugiarsi durante le notti invernali, con la cioccolata fumante ed una pila di libri da leggere.

Il divano è la stanza nella stanza, un rifugio dove nascondersi sotto mille coperte quando tutto va male.

Un luogo accogliente per superare le crisi di emicrania, le nausee, la chemio, l’insonnia.

Un utero artificiale per adulti che scalda, protegge, conforta.

Con l’aumentare della famiglia, il nostro divano è diventato anche un’area di decompressione, dove poter staccare dalla frenesia della giornata, e prendere ritmi più docili e consoni alla vita casalinga.

Un tappeto volante che mi solleva da terra portandomi verso mondi lontani.

La sensazione è quella di fluttuare nell’aria con infinita leggerezza. Sono proiettata in un mondo da sogno, lontano da tutto ciò che mi circonda.

Mi adagio sul divano, sollevando le gambe da terra e mi addentro in un mondo tutto mio, dove ogni suono è ovattato e nessuno ha accesso; ecco che passo dalla modalità “work” alla modalità “home” e mi concedo la mia pausa di relax.

Appena i piedi toccano terra, il viaggio finisce e ritorno alla realtà.

Credo che tutto ciò derivi dalla necessità (o volontà) di non perdere il controllo. Se mi isolassi in un’altra stanza oppure se non tornassi a casa, per ritagliarmi degli spazi miei, non sarebbe la stessa cosa, perché non potrei controllare quello che succede a casa.

Rifugiandomi invece sul divano rimango comunque sul ponte di comando.

Stefano mi vede arrivare a casa distrutta e mi esorta ad andare in camera a riposare; anche perché i bambini hanno deciso di rincorrersi urlanti per casa, e la situazione non è tra le più rilassanti e silenziose,

Io sprofondo sempre più nel divano e guardo Stefano con fare melodrammatico, “lasciami morire qui, sul mio vecchio e fedele divano”.

“So che non puoi capire ma vedi, alzo i piedi e tutto svanisce, li riabbasso e tutto torna come prima”.

“Ora ci siete, ora non ci siete più”

“Ora vi sento, ora non più”

Vado avanti così per un po’ con il mio gioco mentale.

La sorpresa dipinta sul viso di Stefano, amplifica l’assurdità del momento, il che mi fa scoppiare in una risata liberatoria.

Finalmente mi sento bene; posso alzarmi ed affrontare il resto della serata con energia e positività.

“Che ne dici di preparare la cena?” propongo con entusiasmo.

Volto le spalle al divano e corro in cucina, tanto so che lui sarà sempre lì ad aspettarmi ed accogliermi.

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Comments (

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  1. Il bacio della buona notte – A mente libera

    […] Domani metterò a posto, domani è un altro giorno; anche oggi ho guadagnato il mio divano. […]

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  2. Non sarai più sola… – A mente libera

    […] e saltellanti, come scimmie impazzite; è possibile che siano figli miei? Mi rifugio sul mio Divano e spero che il chiasso cessi anche per pochi […]

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  3. Uscire dalla comfort zone? Anche no, grazie! – A mente libera

    […] E se non mi credete, leggete pure qui: Apologia del divanoLo dico a chiare lettere: scegliete il divano, e poi costruiteci la vita […]

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