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Il bacio della buona notte

Il momento più bello della giornata? Senza dubbio il bacio della buonanotte!

I bambini si mettono i loro pigiamoni e si infilano sotto le coperte; poi arrivo io, scortata dal gatto Leone, che prende posto sul piano alto del letto a castello.

Rimbocco le coperte, sistemo i ricci sul viso a Francesco, tolgo gli occhiali a Giorgio, una grattatina sulla testa al gattone, e mi immergo in un’atmosfera di pace e di quiete.

La giornata ora è proprio finita.

Ancora più bello è quando torno a casa tardi ed i miei ragazzoni sono già a letto addormentati.

Entrare nella stanza buia, sentire il loro respiro profondo, fatto di mocio al naso e dita in bocca, annusare guanciotte morbide e coccolare chiome profumate: tutto ciò è capace di addolcire anche la giornata più amara.

Sono qui per proteggerli, amarli e farli sentire al sicuro. Ma alla fine, quella che riceve di più sono io.

Piccoli gesti di routine quotidiana, che alla fine diventano momenti inestimabili di felicità.

Raccontata così è una scena molto dolce e romantica.

Nella pratica il rito della buona notte diventa spesso la parodia della mia rocambolesca giornata appena passata.

Come un Ninja della notte, attraverso il corridoio al buio cercando di non fare rumore; costruzioni lego appuntite mi scavano i piedi, una racchetta lasciata per terra mi fa volare per terra; mi aggrappo disperatamente alla libreria per frenare la caduta e l’intera collana di Geronimo Stilton mi cade addosso.

Trattengo tutte le imprecazioni, il fracasso improvviso non ha ancora svegliato nessuno.

Entro in camera e con l’anca ancora sana, chiudo cassetti ed armadi abbandonati e mi siedo sul letto di Francesco.

Rimango ferma ad ascoltare il silenzio; aspetto la pace.

Bacio il primo, bacio il secondo.

Accarezzo il ga…

No il gatto non c’è! Dov’è il gatto?

Un miagolio.

Leone il gattone nero, reclama il suo bacio della buonanotte.

Allungo le mani ai piedi del letto ma non lo trovo.

Ancora un miagolio.

“Leone, dove sei, non ti vedo”, lo chiamo sussurrando.

Un altro miagolio.

“Leone, apri gli occhi, nel buio non ti vedo”

“Mamma, è Leone”… biascica Francesco.

“Lo so amore, ma non lo trovo, è nero non si vede al buio”

“Mamma è nel primo cassetto”, fa eco Giorgio dai piani alti.

Santo Cielo ho chiuso ancora il gatto!

Apro velocemente tutti i cassetti, finché non appaiono due fanali gialli di disapprovazione.

“Scusa Leone non volevo; anche tu però…”

L’ultimo bacio sussurrato ai bambini, grattatina al gatto rimasto nel cassetto e ripercorro a ritroso il corridoio, schivando libri caduti e lego frantumati.

Domani metterò a posto, domani è un altro giorno; anche oggi ho guadagnato il mio divano.

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