La sincerità è senza dubbio uno dei valori più preziosi che una persona possa possedere.
In un mondo complicato, in cui nulla è completamente bianco o nero, anche la verità e la menzogna si articolano in una varietà infinita di sfumature.
Dovremmo sempre coraggiosamente dire la verità, poiché su di essa si fonda il rapporto di fiducia che costruiamo con gli altri.
Tuttavia, non possiamo negare che talvolta una piccola bugia possa aiutarci a sopravvivere.
Alcuni studi hanno rivelato che diciamo in media una o due bugie “piccole”, al giorno; di conseguenza, chi asserisce categoricamente di non mentire, sta di fatto mentendo.
Ma perché mentiamo?
Mentiamo per evitare inutili conflitti, per nascondere un segreto, per sottrarci alle responsabilità delle nostre azioni, per paura.
Ogni menzogna è diversa dall’altra.
Possiamo distinguere tra tre tipi di bugie: le bugie bianche (quelle innocue), le bugie nere e le bugie blu.
La linea che separa una tipologia di menzogna dall’altra è sottile e il “colore” o la gravità di ogni bugia dipende dalle intenzioni di chi la pronuncia e da come viene percepita da chi la subisce.
Le bugie bianche, conosciute anche come bugie dette a fin di bene:
sono quelle bugie che diciamo per non causare disagio o tristezza alla persona con cui stiamo parlando. In teoria, non dovrebbero nuocere a nessuna delle parti coinvolte. Un esempio di bugia innocua che ho spesso raccontato a mia nonna è il seguente:
“Hai messo la canottiera?” – “Sì, nonna.”
Diversamente avrei dovuto spiegarle che io proprio non possedevo canottiere perché mia madre, nonché sua figlia, detestava le canottiere (probabilmente per quanto era stata costretta a metterle durante l’infanzia) e quindi non me le aveva mai comprate.
Avrei dovuto sbugiardare mamma e dare un dispiacere a nonna? Assolutamente no!
In certi casi anche una bugia banale si avvicina pericolosamente alla falsità; per esempio:
“Che bella che sei! Ti trovo in forma!”
Magari quella mattina sei uscita di casa in pigiama per portare i ragazzini a scuola ed è già tanto se ti sei lavata i denti.
Naturalmente le convenzioni sociali perbeniste non prevedono un commento del tipo: “che cesso che sei, hai un aspetto inguardabile”.
Devo dire che in questi casi il silenzio è sottovalutato; si colloca a metà tra la bugia e la verità detta in modo spietato.
Un bel tacer non fu mai scritto.
“Ti piace il risotto che ho cucinato per te con tanto amore?”
In realtà, il risotto è senza gusto e completamente sfatto, ma per non deludere la tua amata metà…:
“Sì, tesoro, è delizioso; nemmeno mia madre ci riusciva così bene”
(intanto, persino il cane sotto il tavolo rifiuta di mangiare il risotto che gli porgi sotto il naso per farlo sparire velocemente dal piatto).
Affermare: “stai scherzando vero? Questo non è commestibile, vuoi avvelenarmi?”, potrebbe essere sconveniente ed anche un po’ aggressivo; tuttavia, si corre il rischio che l’altra parte, ricevendo un feedback positivo, perseveri sulla stessa strada convinta di far bene.
In questo caso, in contrapposizione alla cruda verità, ci può venire in aiuto quell’arte diplomatica, attraverso la quale, combinando le parole con saggezza e sensibilità si riesce a dire tutta la verità (e nient’altro che la verità), senza tagliuzzare metaforicamente l’altra persona.
Un conto è essere sinceri, un conto è dire quello che si pensa senza alcun filtro.
Le bugie nere sono quelle dette solo a vantaggio proprio, a spese di un’altra persona: in questa categoria rientrano tradimento, inganno, diffamazione e manipolazione.
Se le bugie bianche possono in qualche modo essere socialmente giustificate, le bugie nere sono universalmente condannate.
Le menzogne non portano mai nulla di positivo e, spesso, le conseguenze sono pesanti.
Se la verità può causare dolore e spesso scatenare discussioni, le bugie lasciano ferite profonde, minano la fiducia nelle relazioni, spezzano legami e persino causano conflitti.
Infine, ho scoperto l’esistenza delle bugie blu: sono quelle bugie che vengono raccontate a nome di un gruppo per favorirlo o per rafforzare il legame tra i membri del gruppo stesso; si celano nelle pieghe della politica, nell’eterna lotta tra destra e sinistra; hanno dato la loro massima espressione nelle controversie tra vax e novax; hanno rasentato il ridicolo con le teorie sulla “terra piatta”.
Le bugie blu sono legittime e plausibili solo all’interno del gruppo di riferimento: sono esattamente quello che i membri di quel gruppo vogliono sentirsi dire.
Appena fuori dal cerchio perdono credibilità.
Anche quando la bugia viene a galla, i membri del gruppo non si lasciano smuovere da un dettaglio che ritengono irrilevante e giustificato per promuovere una giusta causa.
Ma davvero il fine giustifica i mezzi?
Se cerchiamo il re dei bugiardi nella storia, ci imbattiamo in Donald Trump. Nel 2020, sembra che egli abbia pronunciato una media sconcertante di 23,3 bugie al giorno.
Siamo ben oltre la soglia della patologia.
Il Washington Post ha catalogato ben 20.055 false affermazioni in soli 1.267 giorni di presidenza, traducendosi in una media di 15,8 bugie al giorno. L’intero repertorio è stato affisso su un muro di Brooklyn, dando vita ad una singolare installazione artistica nota come “Wall of Lie”.
Si tratta solo delle bugie dette in politica, non oso pensare quante ne possa aver pronunciate nel contesto familiare.
Forse così si spiega l’atteggiamento distaccato e perfino annoiato della povera Melania.
Me la immagino mentre il marito decanta qualche sua prodezza, alzare gli occhi al cielo e pensare “boom anche questa volta l’ha sparata grossa”; oppure durante un te con le amiche affermare “mio marito viaggia alla velocità di 4 cazzate al secondo, il vostro invece?”

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