Nell’ultimo decennio, i vocali sono considerati il “male” in ambito di comunicazione: anche se personalmente ritengo che la peggior cosa siano I risponditori automatici, ma questa è un’altra storia).
All’origine c’erano gli sms, con un utilizzo di caratteri limitati.
Aveva fatto scalpore un libricino “ti lascio in 60 caratteri”: oltre all’ironia, sulla tragicomica capacità dell’uomo di lasciare un’altra persona con sms oppure post-it; c’era tutta una serie di esempi su come scrivere frasi compiute in sessanta caratteri (senza ancora l’invenzione degli emoticon); ki, ke, xkè, 3mendo, kiamami, tvb.
Poi è arrivato WhatsApp, che ci ha permesso di scrivere messaggi lunghissimi, utilizzare emoticon e rendere tutto più colorato e divertente; infine, la possibilità di dettare i messaggi, oppure di inviare vocali.
Tra tutte queste opzioni, io preferisco i messaggi vocali; ammetto di farne un uso massiccio, anche per lavoro.
Nel corso del tempo, ne ho inviati tantissimi e ne ho ricevuti altrettanti.
Li amo e li odio, contraddizione profonda di un mondo costantemente connesso.
Li amo perché accorciano le distanze, permettendomi di comunicare come e quando voglio.
Li odio perché fanno parte di un processo sociale che aumenta le distanze tra le persone: è come se mettessimo un filtro tra noi ed il prossimo, gestendo la comunicazione e lasciando trasparire solo quello che vogliamo.
Se ci vedessimo o telefonassimo, il nostro interlocutore, sentirebbe il nostro tono di voce più spontaneo, potrebbe tenerci in conversazione più a lungo di quanto noi vogliamo e potrebbe farci delle domande cui non vogliamo rispondere.
Nonostante queste perplessità non riesco a farne a meno, faccio parte anche io di questo processo.
A volte non ho niente di importante od urgente da dire, ma credo sia un dono speciale lasciare a qualcuno la propria voce registrata: ”ciao, volevo dirti che ti stavo pensando”.
Nulla sostituirà mai il piacere di una lunga conversazione telefonica con amici e persone care; ma nella frenesia della vita tutti quanti corriamo come leprotti, quando lo troviamo il tempo per fare una telefonata decente?
Certo i vocali, lo abbiamo detto, hanno tanti difetti:
- sono impersonali;
- sono da arroganti, perché puoi dire quello che ti pare e l’altra persona deve aspettare che tu finisca il tuo sproloquio prima di controbattere;
- portano ad essere prolissi (più di quanto tu non sia già);
- sono invadenti ed invasivi quando ti arrivano in situazioni in cui non puoi ascoltare;
Possiamo evitare l’ansia da vocale se si rispettano alcune semplici regole:
a) mai discutere a mezzo whatsapp.
Ripetete con me ad alta VOCE: non si discute mai con messaggi vocali o scritti! Una discussione mandata avanti a vocali è quanto di più arrogante e presuntuoso ci possa essere: il destinatario è costretto ad ascoltare il vocale accusatorio per quei 4, 5 anche 10 minuti abbondanti senza poter controbattere una volta.
Aggiungo che è anche da vigliacchi: vieni a dirmelo in faccia quello che mi hai appena urlato nel telefono.
b) i vocali devono essere sintetici, non possono durare 10 minuti. Ma nemmeno 4 dai …
Quando durano così tanto, dimostra che il tempo per una telefonata l’avremmo avuto.
Mi sono allenata a tenermi sotto i 3… ma ultimamente supero i 4.
Quando supero i 5 e me ne rendo conto, cancello e registro nuovamente… ad ulteriore dimostrazione che se avessi telefonato ci avrei impiegato di meno.
c) Se proprio abbiamo tante cose da dire, sarebbe buona abitudine suddividere il testo in più messaggi, organizzati per punti.
d) Prima di registrare il messaggio bisognerebbe sapere quello che si vuole dire ed avere gran parte delle frasi nella testa: messaggi lunghi con soste ancora più lunghe (“ehm… ehhh… ee… dunque, non mi ricordo cosa ti volevo dire…” “ah guarda sta passando un condor…, aspetta saluto questa signora che passa… cosa ti stavo dicendo…”) sono aberranti.
Sul punto a) mi sento bravissima. Sui punti b) e c) e d) ho molto da imparare, però ce la sto mettendo tutta.
In conclusione: la soluzione sta, come in tutte le cose, nel trovare un equilibrio nel utilizzo di messaggi, vocali ed altre “diavolerie”, tenendo sempre presente di rispettare lo spazio, il tempo e le orecchie dei destinatari delle nostre missive.

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