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Leone, il Gatto Protagonista della Mia Vita

Se mi avessero detto anni fa che un giorno sarei stata una “gattara”, avrei riso di gusto.

Fin da bambina, ho sempre avuto animali in casa, ma il mio cuore batteva per i cani. Li trovavo fedeli ed empatici a ogni costo, rappresentanti dell’amore incondizionato. I gatti, invece, mi sembravano troppo indipendenti e parecchio opportunisti.

Poi, la mia vita ha preso una piega inaspettata.

Un mio collega, che viaggiava spesso e non poteva più prendersi cura della sua gatta, Nanà, ha insistito per regalarmela.

Ero riluttante: a malapena riuscivo a prendermi cura di me stessa, figuriamoci di un altro essere vivente. Ma quando l’ho vista, è stato subito amore.

Nanà era speciale, affettuosa ed empatica in un modo che non mi aspettavo.

Assieme abbiamo condiviso meravigliosi momenti di solitudine. Grazie a lei, e con lei, ho imparato a stare bene anche da sola.

Nanà mi ha insegnato il vero significato dell’indipendenza. Non è semplicemente cavarsela da soli o ignorare gli altri. Essere indipendenti significa sapere chi si è, cosa si vuole fare, e andare avanti senza lasciarsi condizionare dai giudizi altrui.

Lei mi ha mostrato come vivere la mia vita con sicurezza e autonomia.

A distanza di vent’anni è arrivato Leone.

Lo abbiamo soprannominato “il gatto del Covid” perché è nato nei giorni del primo lock-down. L’ho adottato perché sentivo che i bambini avevano bisogno di un essere speciale che li aiutasse a superare quel periodo.

Da subito, Leone si è dimostrato all’altezza del compito. Giocava con i bambini, accettando anche i modi un po’ grossolani di Francesco.

Non ha mai amato il cane Tiger, diciamo che lo sopportava a distanza. Accettava la sua presenza senza invadere il suo spazio, salvo poi seguirci durante le passeggiate in campagna. Ci teneva d’occhio con quell’espressione vigile e giudicante che solo un gatto può avere.

Da quando Tiger è morto, Leone ha iniziato a starmi sempre più vicino, quasi come se volesse colmare quel vuoto.

All’inizio ho pensato fosse solo opportunismo: vuoi mettere? Invece di tornare a casa da solo attraverso i tetti, può rientrare con me comodamente in ascensore.

Inoltre, a casa c’è la gattina di cui è un po’ geloso e che gli fa sempre qualche dispetto. Al lavoro invece trova tante persone che lo accarezzano e lo riempiono di complimenti. (Gattone vanitoso!)

Poi ho capito che dietro al suo atteggiamento c’è molto di più. Se Leone ha scelto di starmi vicino, non è per sé stesso ma per me.

Cerca la mia compagnia e mi dà affetto ed energia. A modo suo, tenta di colmare la voragine che ho nel cuore.

Ogni giorno Leone mette in scena la sua routine perfetta, che ormai è parte della mia vita tanto quanto lui.

La mia giornata inizia con lui che mi sveglia con dolci testate alle quattro del mattino per la prima colazione. Poi esce per i suoi giri e rientra verso le sette per la seconda colazione. Seguono un po’ di coccole sul divano. Dopo aver riposato, mi raggiunge al lavoro e si sistema nei posti più improbabili, come dentro i vasi delle piante.

Lo fa perché sta veramente comodo o solo per attirare l’attenzione e divertire i passanti? Non lo sapremo mai.

Quando si stufa, esce a caccia e porta doni preziosi alla gattina che lo aspetta a casa.

Il pomeriggio il rituale si ripete.

La sera, dopo cena, aspetta che i bambini vadano a letto e poi sceglie con chi dormire. Una volta si accoccola nel letto di uno, una volta in quello dell’altro. Senza fare differenze, ogni membro della famiglia riceve la propria dose di amore felino.

E se mi capita una lunga notte di lavoro, so già che lui non mi lascerà sola.

Questa è una di quelle notti: mi siedo al tavolo ed accendo il PC. Leone si avvicina assonnato e dallo sguardo sembra domandare: “Metto su una moka da sei?”.

Poi prende posizione tra le carte sparse e si addormenta.

Se Nanà mi ha insegnato l’indipendenza, Leone mi ha insegnato la presenza amorevole, silenziosa e costante.

È proprio vero che l’amore arriva nei modi più inaspettati. E ancora una volta posso affermare con certezza: è molto di più l’amore che ricevo di quello che do.

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