Uscire dalla comfort zone? Anche no, grazie!

Una delle frasi motivazionali che va di moda in questo periodo è:
“Uscire dalla comfort zone.”

Sembra essere la panacea che guarisce ogni male.

Ma cosa significa veramente?

“Uscire dalla comfort zone” significa, in termini molto semplici, mettersi in situazioni nuove, non familiari o incerte, che possono generare un certo livello di stress ma anche stimolare la crescita personale o professionale.

Con un linguaggio un po’ più tecnico, la comfort zone è uno stato psicologico in cui una persona si sente a suo agio e sicura, perché le situazioni sono prevedibili e gestibili.
Uscirne vuol dire entrare in quello che alcuni chiamano la learning zone (zona dell’apprendimento), dove il cervello è stimolato da nuove esperienze, si adatta, impara e – in teoria – cresce.

Ci hanno convinti che la comfort zone sia il male assoluto.
Un luogo grigio, statico, dove la creatività muore e l’ambizione si addormenta davanti a Netflix.

Ma nessuno parla di quanto sia bella, riposante e rigenerante la comfort zone: il divano, la copertina, il pigiama di pile, la pizza del venerdì.
Altro che stagnazione: è equilibrio interiore!

Quando si parla di comfort zone, io mi immagino una persona seduta sul divano con tutto a portata di mano. Birra, patatine, telecomando, coperta.
Le serve altro? Il giornale per esempio? Nessun problema, basta allungare un po’ la mano destra. Gli occhiali? Sono un po’ più in là, a sinistra.

Ad un certo punto, questa persona, per fare qualcosa di diverso, deve per forza alzarsi e cambiare stanza; e così facendo, nel tragitto, scopre un mondo di opportunità e colori: un frigorifero pieno, la dispensa sovrabbondante… in salotto una libreria piena di libri.

Come vi sentite voi, di fronte a questo concetto?
Siete usciti mai dalla vostra comfort zone?

Se qualcuno vi dicesse…
“Ma in fondo, ti basterebbe uscire dalla tua comfort zone per vedere il mondo con un’altra prospettiva…”
voi cosa rispondereste?

Volete sapere come mi sento io?
Io sono già andata oltre.
Mi sono alzata dal divano, ho raggiunto il salotto, poi la cucina, poi il terrazzo…
e poi mi sono spinta ancora un po’ più in là.

Per continuare la metafora, ora mi trovo in mezzo ad un lago ghiacciato, a piedi nudi ed in mutande, con il vento di tramontana.
Più di così non posso uscire.
Vorrei trovare la via per rientrare.

Sul mio divano io sono creativa, al caldo io amo.

🛋️ E se non mi credete, leggete pure qui: Apologia del divano
Lo dico a chiare lettere: scegliete il divano, e poi costruiteci la vita attorno.


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Comments (

3

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  1. Rasi

    la comfort zone è un patrimonio, alcuni lo hanno piccolo e fragile, altri forte e sicuro: alcuni lo hanno ereditato dalla famiglia, altri se lo sono costruito con pazienza nel tempo. Ce ne sono che il comfort non sanno nemmeno che esista… e muoiono così. Conosco persone che della loro comfort zone conservano solo un ricordo struggente e irrecuperabile, il mondo nulla sa di questa loro dimensione. E passa oltre. Esistono anche persone che del loro conforto sono riusciti a fare il porto sicuro in cui tornare dopo aver esplorato il mondo intorno, magari portano con sè nuovi tesori e nuove prospettive. Io, tornato al mia banchina dell’isola dove sono nato, guardo l’acqua e il panorama attorno a me, mi racconta di storie antiche e tenaci, sono un presagio di eternità.

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    1. Benedetta Domenichelli

      Mi hai fatto ricordare il “cuccio”… Così mia madre chiamava la nostra casa e la nostra famiglia. Libere di crescere e di volare… Per poi tornare nel momento del bisogno nel cuccio, al caldo ed al sicuro. Ora quel cuccio non c’è più, spero di esserlo per i miei figli. A me basta poco: un divano un libro ed un po’ di silenzio

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  2. Massimiliano Pesenti

    La visione della tua comfort zone equivale alla mia “no fly zone”, due termini diversi ma di identica natura.

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