L’alba delle tregue – cronaca semiseria di convivenze improbabili

Dai tempi di Caino e Abele, l’uomo è sempre in lite con qualcuno.
Liti tra fratelli, famiglie, città, popoli, nazioni.
Si allarga, di volta in volta, la cerchia delle persone coinvolte, ma le ragioni sono sempre le stesse: potere, denaro, orgoglio, invidia, paura.

Le radici dell’odio sono così profondamente intrecciate con la storia dell’umanità che è quasi impossibile estirparle.
In fondo, il cane è nemico del gatto, il gatto del topo…
E perfino Esopo, con la fiaba della rana e dello scorpione, ci ricorda quanto sia difficile andare contro la propria natura.

Ma se gli animali possono appellarsi all’istinto di sopravvivenza, noi uomini — dotati di raziocinio e, in teoria, anche di spiritualità — che scuse abbiamo?

C’era una volta…

…un grande glicine che si arrampicava sul muro di una vecchia casa.
Ai piedi di quella pianta meravigliosa viveva un topolino.
Un piccolo, curioso e coraggioso topolino che era sicuro che il mondo fosse molto più grande dell’orizzonte che riusciva a vedere.
E voleva scoprirlo.

Tutti i giorni si allenava un po’ per rafforzare le sue zampette, e ogni giorno si arrampicava un po’ più in alto, deciso a raggiungere la cima.
“Da lassù” pensava, “vedrò meglio i confini del mondo. E magari troverò posti più sicuri… e ricchi di leccornie!”

Nella casa abitava una gatta.
Trascorreva interi pomeriggi in terrazza, all’ombra del glicine, senza alcuna curiosità per ciò che avveniva al di là del ballatoio.
Per lei, il mondo era tutto lì. E non le importava di altro.
In fondo, aveva tutto: cibo, riposo, caccia facile. Le bastava restare immobile, e prima o poi qualche uccellino o lucertola si sarebbe fatta viva tra i rami.

Con lei viveva anche un vecchio cane.
Insieme avevano stabilito un tacito accordo di non belligeranza.
Ognuno con i propri spazi, le proprie ciotole, e una sorta di rispetto reciproco.
Qualche volta la gatta organizzava piccoli agguati che il cane incassava con pazienza, anche perchè i denti non erano più aguzzi come un tempo.

Tutto filava liscio ed in armonia, fino all’alba di uno strano giorno.

Quella mattina il topolino raggiunse finalmente la cima del glicine.
Scrutò la terrazza, annusò l’aria… e con un balzo atterrò sulle piastrelle.

Non fece nemmeno in tempo a toccare terra, che la gatta — rimasta nascosta in agguato — con una zampata lo fece rimbalzare contro il muro.

Che spavento!

Il topolino, terrorizzato, cominciò a correre in tondo cercando un rifugio dentro casa.
La gatta lo inseguiva a bocca aperta, emettendo suoni gutturali e colpendolo con veemenza ogni volta che riusciva ad avvicinarsi.

Nel frattempo, la signora della casa fu svegliata dal trambusto.
Scese in salotto e si trovò davanti a una scena surreale:
un topolino correva disperato, rimbalzando da un mobile all’altro;
la gatta lo rincorreva miagolando;
e il vecchio cane stava steso sul tappeto, a osservare tutta la scena con espressione perplessa.

Povero topolino!
Non conosceva quel mondo e non sapeva dove nascondersi.

Finché, dopo l’ennesimo volo, andò a sbattere proprio contro la pancia del cane.
E lì, tra quel caldo e peloso ventre, la sua corsa finì.

Per un attimo, il tempo si congelò.

Il topolino tremava, nascosto sotto il pelo.
Il cane guardava la sua pancia, incuriosito da quella piccola cosa che gli era finita addosso.
La gatta, seduta di fianco, non sapeva bene come reagire.
La signora, senza occhiali, cercava letteralmente di mettere a fuoco la situazione.

Poi, da sotto la pelliccia del cane, sbucò una lunga, tremante coda topesca.

Panico!

L’atavica paura per i topi fece capolino nella mente della donna, mettendo a dura prova il suo amore sconfinato per gli animali.

“E adesso che faccio?
Non posso permettere che il gatto lo uccida…
Ma che schifo, un topo in casa!
Potrei svegliare Stefano e lasciare che sia lui a risolvere la questione.
Però sembrano tutti così tranquilli… la gatta fa perfino le fusa!
Forse potremmo adottarlo?
Vivere tutti insieme in armonia?
Oh cielo… e chi lo dice a mio marito che adesso abbiamo anche un topo?!”

La gatta, nel frattempo, si era acciambellata vicino al cane, e fissava ora il topo, ora la donna.

“Allora… se lasci fare a me, con due zampate questo coso lo elimino.
Per amor tuo, forse potrei anche frenare l’istinto ed ignorarlo… ma a che scopo?
Questa casa non può essere un albergo: ho già accettato il cane, i pesci non li ho mai toccati… dobbiamo veramente adottare anche il topo? Glielo dici tu a Stefano, però.”

Il tempo sembrò davvero essersi fermato, finché il topolino non riprese fiato, si districò tra i peli del cane e — con quattro salti — raggiunse la terrazza.
Ridiscese il glicine e tornò alla sua tana sicura.

Attonita, la gatta si ritrovò senza il suo gioco.
Inebetito, il cane sembrava dire: “Qualcuno può gentilmente spiegarmi cosa è successo?”
Sollevata, la donna… perché non doveva affrontare le sue paure.
Ignaro di tutto, il marito continuava a russare nella sua stanza.

Questa storia — parecchio romanzata — è capitata veramente.
C’è stata davvero un’alba in cui, sul tappeto di casa, ci siamo ritrovati in quattro: Tosca, Minù, io… e un minuscolo topolino di campagna.

E perché ho vinto lo schifo e la paura per raccontarvi tutto ciò?

Perché, mentre cercavo di capire quale sarebbe stata la cosa giusta da fare, per un istante ho pensato che ci voglia veramente poco per convivere in pace ed armonia.

Se ci guardassimo negli occhi e andassimo oltre il nostro orgoglio, i nostri pregiudizi, le nostre paure, le nostre radicate convinzioni, le nostre antipatie…
…vedremmo nell’altro un essere vivente imperfetto tanto quanto noi.

Per un attimo ho davvero creduto che una tregua fosse possibile.

E no, non mi riferivo al gatto, al topo e al cane.

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  1. L’alba delle tregue – Cronaca semiseria di convivenze improbabili – Tempera

    […] Testo di Benedetta Domenichelli […]

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