E l’uomo inventò… il Bimby

Tutti conoscete il famigerato Bimby, altrimenti noto come Thermomix.
La prima volta che ne ho sentito parlare – e parliamo di più trent’anni fa – non riuscivo a capire a cosa si riferissero le mie amiche.

Perché il Bimby è il Bimby.
Non dici robot da cucina, non dici mixer multifunzione, non dici macchinario spaziale che trita, cuoce, frulla e ti rifà pure il letto.
No.
Dici semplicemente Bimby.

Io, all’epoca, non ero sposata, non avevo figli, la dieta era l’ultimo dei miei pensieri e, soprattutto, godevo ancora del privilegio dei pasti cucinati dalle mani esperte di nonna. Capite bene che non sentivo la necessità di pietanze che si preparano da sole mentre tu stendi i panni o passi l’aspirapolvere; non mi interessavano i dolci con l’olio al posto del burro; e men che meno gli omogeneizzati casalinghi pronti in due minuti netti.

Poi, un giorno, andai a cena dalla mia amica perfetta.

Voi avete delle amiche perfette? Io sì. Una. Da sempre.

Lei, dopo un’eterna giornata di lavoro, mi preparò una cena completa dall’antipasto al dolce, che nemmeno in un ristorante stellato. Mi accolse in una casa linda e ordinata in modo quasi maniacale, con un sorriso smagliante e nemmeno un capello fuori posto. Io, al confronto, sembrava che mi fossi vestita al buio e pettinata con un’“arricciaspiccia” di disneyana memoria.
Ecco, proprio lei, la mia amica perfetta, quella sera mi confessò di aver trovato un aiutante: “il Bimby.”

E fu così che questo estroverso marchingegno diventò la mia necessità, il mio desiderio recondito per più di cinque lustri. Perché, ammettiamolo, in un mondo dove regna il consumismo, la comunicazione commerciale non ti dice solo che hai bisogno di un determinato bene… ti dice che SENZA quel bene tu non sei nessuno. Non sei perfetta, non sei organizzata, non sei moderna.

Per anni mi sono trattenuta dall’acquisto, controllando con fatica quella che io definisco una vera e propria malattia: la mia sfrenata passione per gli elettrodomestici.

Finché quest’anno, in un momento di profonda stanchezza psicologica… la malattia ha preso il sopravvento ed il Bimby è arrivato a casa nostra.

Mio marito ha avuto qualche attimo di panico: “E adesso dove lo mettiamo questo?”
Ma poi ha tirato un sospiro di sollievo: meglio un costosissimo e un po’ ingombrante elettrodomestico rispetto a un secondo cane (o terzo gatto) che perde peli, caca come un drago e puzza quasi quanto i calzini di un adolescente.

Io, ovviamente, ero già pronta con la mia arringa difensiva, sintetizzata in una lista di “buoni motivi”:

  • così posso organizzare meglio i pasti per tutta la famiglia (i famosi meal prep, che nella mia testa risuonano ancora come miracoli settimanali);
  • i ragazzi hanno bisogno di pasti sani e senza conservanti;
  • devo rimettermi a dieta;
  • non è vero che occupa spazio, perché andrà a sostituire un’infinità di piccoli elettrodomestici (per poi andare a sovraffollare la cantina).

Ed ora che il Bimby è a casa… com’è cambiata la vita mia e della mia famiglia?

Beh, devo dire che sono molto felice e mi diverto tantissimo. Adoro cucinare, e in passato – quando avevo più tempo – ero anche piuttosto brava. Quindi è evidente che un elettrodomestico così versatile, con un’app (Cookidoo) che ti consente di consultare infinite ricette spiegate passo passo, non poteva che riaccendere entusiasmo e fantasia.

C’è poi un aspetto familiare bellissimo che non avevo previsto: anche i miei figli sono molto attratti da questo nuovo “coso” tecnologico, e la sera cucinare assieme è diventato un rituale divertente.

Però… posso confermarvi che l’abito non fa il monaco.
O meglio: non è l’elettrodomestico a fare la donna perfetta.

  • Mangiamo ancora più tardi del solito: perché scelgo la ricetta senza mai guardare i tempi di preparazione;
  • Reinterpreto le ricette: perché non ho mai tutti gli ingredienti richiesti (così una sogliola diventa nasello, una torta di mele diventa torta “senza mele”…);
  • Mi rifiuto di obbedire ciecamente alle fasi programmate, perché voglio fare di testa mia e sbatterci il naso;
  • E no, non ottimizzo i tempi morti passando l’aspirapolvere mentre il Bimby lavora… perché sono troppo impegnata a fissarlo, cercando soluzioni migliori solo per il gusto di contraddirlo.

Il signor Bimby è a casa nostra da quasi un mese. Sto cercando di usarlo tutti i giorni per ammortizzare il costo, ma a due giorni dall’inizio della scuola sono ancora lontana dal meal prep dei miei sogni. La dieta, ovviamente, è rimandata a data da destinarsi.

E nonostante questo, ho già adocchiato la ricetta per fare il pandoro a Natale con il Bimby… così, finalmente, darò un senso allo stampo che da quattro anni prende polvere.

Nemmeno il Bimby è riuscito a rendermi perfetta, ma diciamocelo: la perfezione è sopravvalutata. (E forse anche un po’ monotona).

E se avete la curiosità di come sono andate in precedenza le mie esperienze con il Meal prep: Meal PrepMeal Prep… (il seguito)

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