Babbo Natale è morto

Così come è arrivato, il Natale se ne va.
Possiamo riporre le decorazioni in cantina, insieme ai buoni propositi.
Possiamo smettere di fingere di essere più buoni.
E anche di volerci bene. Per forza.

Il Natale è quella festività particolare che la parte di noi ancora bambina attende con entusiasmo e trepidazione.
Quella parte che ama le sorprese, le tradizioni, l’odore dei dolci, il calore delle case illuminate.

E poi c’è l’altra parte.
Quella adulta.
Stanca.
Disillusa.

Quella che il Natale lo teme, lo detesta, lo vorrebbe evitare come la peste.

Perché il Natale non è solo magia.
Il Natale è anche aspettativa.
È confronto.
È bilanci non richiesti.

Il Natale evidenzia l’assenza di alcune persone, il contrasto e i dissidi con altre.

Quando sei piccolo Babbo Natale è una certezza: arriva, sa tutto e pone rimedio a tutto.
Tutto è magia e sorpresa.

Tutto è perfetto.

Crescendo scopri che Babbo Natale non esiste.
Poi cresci ancora e capisci che Babbo Natale sei tu.

Tu che organizzi.
Tu che compri.
Tu che pensi ai regali “giusti”.
Tu che devi rendere tutto magico e perfetto.

Tu che tieni insieme pezzi di famiglia, silenzi, tavole apparecchiate, sorrisi forzati.
Tu che fai finta che vada tutto bene, almeno a Natale.

Babbo Natale è morto nel momento esatto in cui nessuno si è più preoccupato di chiederti cosa desideri davvero.
Nel momento in cui la magia è diventata logistica.
Nel momento in cui l’attesa si è trasformata in una lista di cose da fare.

Eppure quella parte bambina non muore mai del tutto.
È lì, nascosta sotto la stanchezza, sotto le scadenze, sotto le responsabilità.
Si risveglia davanti a una luce calda, a una canzone ascoltata per caso, a un ricordo che fa capolino senza bussare.

Forse Babbo Natale non è davvero morto.
Forse ha solo smesso di essere una figura esterna, onnipotente e rassicurante.
Forse è diventato qualcosa di più fragile.
Ma più vero.

Forse il Natale, oggi, non è più aspettare che qualcuno arrivi a salvarci.
È scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare.
È accettare che non tutto sarà perfetto.
Che non tutti saranno presenti.
Che alcune assenze faranno più rumore delle risate.

Natale è imparare a fare pace con quello che siamo diventati.
Con la nostalgia di ciò che era.

Babbo Natale è morto.
Ma forse, finalmente, possiamo smettere di fingere che tutto debba essere magico per forza.
E concederci un Natale vero.
Imper­fetto.
Umano.
E, proprio per questo, nostro.

Io tutti gli anni ci provo.

Inizio ad ottobre.

Cerco di studiare e programmare tutto con il giusto anticipo, per evitare le corse ai regali dell’ultimo momento.
Quei regali non pensati e strapagati pur di non presentarsi a mani vuote.

Quest’anno ero convinta di aver fatto almeno una cosa giusta.
Avevo comprato a mio figlio esattamente quello che desiderava.
Preciso, in forma, colore e marca.
Esattamente quello che aveva chiesto.

Lui, preadolescente, che probabilmente sa già che Babbo Natale non esiste, ma non lo ammette. Per restare, almeno per un anno ancora, bambino.

Forse ho comprato quel regalo con troppo anticipo.
Forse l’ho nascosto troppo bene.
Fatto sta che non eravamo più in grado di trovarlo.

Il 24 dicembre alle ore 15.00 il mio castello organizzativo è miseramente crollato.

Io, che sono abituata ad avere sempre un piano A, B, C e D, sono rimasta senza risposte.

E ho dovuto fare quello che non volevo fare.
Prendere la macchina, mescolarmi in mezzo a gente sconosciuta alla ricerca di un regalo qualsiasi, pur di non lasciare Francesco senza pacchetto.

In un baleno è sparito l’ultimo residuo di magia che conservavo nel cuore.

Un nuovo episodio per sentirmi ancora imperfetta.

Eppure non ho preso un regalo a caso.
Ho cercato qualcosa che fosse comunque particolare ed utile.

Il mio chiodo fisso, intanto, era uno solo: faccio finta di niente?
Lascio che apra i regali e pensi che sia Babbo Natale a non capirci un cazzo di regali?

Poi mi sono risposta da sola.

Non sarà un regalo “diverso” a Natale a farlo stare male.
Anzi. Le delusioni aiutano a crescere.

Babbo Natale è morto.
Non è mai esistito.
Babbo Natale sono io.

E così, fedele alla mia incapacità di mettere in cattiva luce perfino Babbo Natale, mi sono presa tutte le mie responsabilità.
Durante la cena della Vigilia, con il cuore in mano e voce piagnucolosa, a un certo punto, ho ammesso:

“Francesco, il regalo te l’ho comprato mesi fa… ma giuro che non riesco più a ricordarmi dove cavolo l’ho nascosto. Per fortuna ho visto arrivare Babbo Natale.
Sono sicura che lui avrà un regalo molto bello per te. Il mio lo troverai più avanti, quando riusciremo a mettere un po’ d’ordine.”

Francesco è scoppiato a ridere.
La situazione era talmente assurda, la mia voce così agonizzante, che non poteva fare altro che ridere a crepapelle.

Forse, finalmente, Babbo Natale è morto anche a casa nostra.
Ed è chiaro a tutti che sono io.
Con tutta la mia presenza.
Imper­fetta, ma Vera.

Anche per quest’anno il Natale è archiviato.
Finite le Feste, resta il silenzio.
È il momento di essere veri.

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