In questo periodo faccio fatica a scrivere.
Scrivere è da sempre il mio modo per dare voce alle mille voci che abitano la mia testa.
Ai pensieri che si accavallano.
Questo blog è nato così: per mettere nero su bianco la vita, provare a leggerla con ironia, alleggerirla, anche quando non è semplice.
Ma oggi no.
Oggi mi sento fagocitata da qualcosa che assomiglia molto a un grande buco nero. Le parole che arrivano sono dure, amare. I pensieri sono severi, verso il prossimo ma soprattutto con me stessa. Fatico a riconoscermi, e forse è proprio per questo che mi sono fermata: perché quello che sento di scrivere non mi piace.
Non mi piace questa versione di me, arrabbiata, delusa e disillusa.
Mi vergogno.
Mi vergogno perché questa non sono più io.
O forse non sono la persona che mi piace e che voglio mostrare.
Il problema allora sta proprio qui: nel decidere chi siamo.
Io voglio essere un SOLE, e come tale vorrei brillare a prescindere da tutto e tutti. La mia Gioia e il mio Essere non devono dipendere da persone e fattori esterni.
Oggi però tutto ciò mi risulta inapplicabile.
Vorrei sparire.
Nascondersi, a volte, non è pudore.
È vanità.
Questa è una fase che sto attraversando.
Non mi rappresenta per intero, ma devo accettare che mi appartiene comunque.
Non mi è mai costato mostrarmi fragile nel corpo. Mi sono fatta vedere malata, senza capelli, con le cicatrici addosso. Forse perché non ho mai dato troppo peso ai fattori esteriori.
Quello che mi pesa, oggi, è mostrarmi fragile dentro.
Perché alla mia interiorità ho sempre dato valore. Perché lì mi sono sempre riconosciuta e, lo ammetto, anche piaciuta. E vederla stanca, appesantita, fa più paura di qualsiasi segno visibile sulla pelle.
E allora ho deciso di continuare a scrivere, nonostante tutto.
Sottovoce.
Senza pretendere leggerezza.
Senza forzare l’ironia.
Lascio che le mie voci continuino a parlare così come si sentono, anche se non sono quelle che preferisco.
Catalogherò questi pensieri sotto una nuova voce: Periodo blu.
Un po’ per vezzo artistico — anche Picasso ha avuto il suo periodo blu (resto umile) —
e un po’ perché “profondo buco nero” mi faceva troppa impressione.
Il blu, in fondo, può sembrare triste.
Ma non è vuoto.
E io, anche adesso, non sono vuota.
Sto attraversando il mio periodo blu.

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